Ci sono competizioni che non si possono affrontare solo con il fisico. La mente e la capacità di sentirsi in sintonia con l’ambiente circostante fanno la differenza.

Sono passati circa 50 giorni dal primo allenamento alla Riserva Naturalistica delle Cesine; una preparazione corta, per recuperare un periodo di inattività, eppure una preparazione meditata anche se veloce, partendo da solide basi…Non ero certo un principiante alla prima Maratona.

A sette giorni dalla Maratona di New York i dolori si sentono ancora, il freddo nelle ossa sembra non essere mai passato, come un ricordo indelebile di quella giornata. Ma ora è solo il momento dell’analisi, delle riflessioni.

New York non era un obiettivo, ma un inizio: tornare a correre senza fermarsi dopo tanto tempo.

Per la prima volta ho provato a correre solo con la testa, meditando passo per passo su quello che facevo. Da tempo studio le caratteristiche di atleti, avanzati e non, ed un aspetto mi ha sempre attratto, ovvero la possibilità di migliorare le prestazioni attraverso l’uso della mente.

New York è la Maratona adatta, la competizione ideale che ti spinge a questo tipo di riflessioni. Alcuni allenatori scrivono articoli sullo Zen, altri sul Buddismo, certi altri sull’inutilità della mente nel campo sportivo, altri ancora invece sull’importanza della stessa, ma pochi applicano lo Zen e la meditazione allo sport.

Il vantaggio di vivere due mondi, come quello del running e delle arti marziali, mi ha reso partecipe di un nuovo concetto di preparazione fisica e mentale.

Credo che a New York si corra per 30 km con il corpo. I restanti 12 km può solo garantirli il calore e la partecipazione della gente. Ci sono momenti in un allenamento lungo o in una Maratona, in cui il corpo esaurisce ogni risorsa: molti lo concludono superando i limiti fisici, ma questo non è né sano né corretto, perché spinge il corpo a distruggere se stesso. Poche persone riescono ad attingere energia dall’ambiente circostante.

Presi tanto, forse troppo, dalla musica nelle cuffie, dalla prestazione fisica, dalla voglia di arrivare, pochi vivono il momento dell’allenamento, della competizione.

Quando si parte per la Maratona di New York, la gioia sovrasta ogni paura e, metro dopo metro, l’entusiasmo riesce a contenere la stanchezza. Ma al calare delle energie, aumentano le motivazioni e gli stimoli che ti danno gli spettatori, i bambini, le bande musicali.

Arrivati al 30 – 32 km, chi riesce, può creare una piccola magia. Sentire il dolore del corpo e la felicità della mente, è un’esperienza strana, ma eccitante. Incominci a sentire ogni piccola parola del pubblico, vedi i gesti fatti con le mani, con il corpo, la tua corsa prende il ritmo di un tamburo suonato da un appassionato, un bambino grida ‘Go, Go!’ e tutto quello che avviene è unico.

Magico….

Correre con la testa, ti aiuta a sentire il corpo più leggero che, con un ritmo costante, segue un ciclo di movimenti continuo, senza sosta, automatico, mentre la testa proietta immagini positive: l’arrivo, le persone che ti aspettano, la gloria di una medaglia.

Lo Zen aiuta a meditare, ma solo l’allenamento e l’uso della meditazione negli allenamenti possono aiutare a sentire i benefici ad uno Zenista.

La proiezione mentale, sentire la voglia di arrivare senza l’ansia del risultato, lasciandosi trasportare dalla felicità di essere lì in quel momento, aiuta a lanciare il corpo nei 12 km finali.

Per questo 12 km te li regalano gli spettatori.

Quando siamo partiti dalle Cesine, mi sentivo proiettato a Chicago 2017, perché il progetto è finire lì: una maratona corsa solo con la mente, e il corpo che la segue.

Assolutamente fondamentale è proiettare un’immagine che ti accompagni ad obiettivi sempre più ambiziosi, e sicuramente nei prossimi mesi, ogni gara ed allenamento dovranno essere un passaggio per qualcosa di più importante.

Ogni metro, ogni allenamento, ogni gara devono essere un piacere. Per questo è fondamentale avere obiettivi sempre più ambiziosi e soprattutto una buona dose di immagini positive. Questo vuol dire essere Zenista e Runner, vuol dire credere nelle proprie possibilità.

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