A chi sorride dinanzi a tanti atleti che la domenica preferiscono correre piuttosto che regalarsi ore di sedentarietà, bisognerebbe rispondere con una domanda: ‘Sapete perché si allenano?’

 

Domenica mattina, in un bar di fronte all’arco di arrivo di una 10 km di corsa su strada, una delle tante che si svolgono nei comuni italiani, mi trovo a prendere un caffè, nell’attesa di vedere cominciare la gara, come mi capita spesso.

Entrano due signori, tra 40 ed i 50 anni, molto irritati e scontenti. Ancora prima di ordinare il caffè, si lamentano del disagio che la gara sta arrecando.

Sono abituato a questo e ormai non ci faccio caso. Poi all’improvviso una frase, una di quelle che sento continuamente: “Ma alla loro età perché gareggiano? Ma dove vogliono andare?”

Ecco, è da qui che bisogna partire. E penso che prima di farsi la domanda “Perché gareggiano?”, sarebbe più giusto domandarsi “Perché si allenano?”. Per me le domande sono connesse e le risposte non possono esistere una senza l’altra.

Tutti sappiamo i benefici dell’allenamento ma pochi sanno che la differenza tra la persona che la mattina si alza per andare in un bar, per esempio, prima di andare a lavorare e quella che si alza presto per potersi allenare e solo dopo svolgere le sue attività professionali, è proprio nelle motivazioni.

Molti non sanno che la problematica della nostra società non è tanto il non fare sport, ma è il non riuscire a farlo in maniera continuata. Ci sono periodi della nostra vita dove l’allenamento viene abbandonato per varie scusanti, ma la verità è che siamo noi a non darci le motivazioni per continuare e quando l’allenamento non è continuativo si tende ad abbandonarlo del tutto.

La sedentarietà è ormai diventato il nostro stile di vita. Ci alziamo la mattina, e la prima cosa che facciamo è guardare il cellulare, quando invece dovremmo fare colazione; i primi pensieri della mattina sono spesso cupi, grigi e già stanchi, mettiamo a tacere le buone intenzioni della sera precedente con creatività e disinvoltura: troppo freddo, troppo caldo, piove, non ho la maglietta adatta, ecc..ecc….

Il nostro primo pensiero al mattino dovrebbe essere, invece, positivo, per contrastare tenacemente ogni forma di passività. Si, perché la voglia di allenarsi deve nascere da un primo obiettivo: siamo soggetti a perenni cambiamenti, sia nella fase di crescita, che in quella dello sviluppo, che in quella dell’invecchiamento.

L’allenamento è l’unico strumento che può influenzare positivamente questi cambiamenti, quando siamo nella fase della crescita e dello sviluppo, attraverso modifiche strutturali evidenti che possono modificare anche il nostro carattere e darci una posizione sociale differente, mentre nella fase dell’invecchiamento, riducendo al minimo i cambiamenti negativi o per lo più ritardandoli.

L’allenamento porta stress al nostro organismo che reagisce con delle risposte: nei giovani migliorando sempre di più forza, velocità, resistenza ed autostima, negli adulti migliorando la conoscenza del proprio corpo e dei limiti, sviluppando una ricerca di benessere portata più alla prevenzione.

Dunque, proviamo a rispondere alla domanda: ‘ Perché gareggiare?’. Per due motivi sostanziali:

  1. L’essere umano si è evoluto perché non ha mai accettato una condizione statica ed ha cercato sempre delle sfide personali. Impegnandosi in un continuo confronto con se stesso e con gli altri, perché la competizione e la sfida sono proprie dell’essere umano e fanno la differenza nel cambiamento. Qualsiasi gara è un impegno con se stessi e con gli altri, è uno stimolo in più per alzarsi la mattina alle 5.00 e andare a correre;
  1. Il continuo cercare una gara o una competizione, ti tiene insieme ad altre persone, come avviene per i tifosi di calcio che seguono la partita: la differenza sta nel fatto che chi guarda una gara è passivo, quindi non ottiene risultati da quello che fa, chi vive la competizione attivamente riceve benefici da quello che sta facendo. Tutto questo riesce a migliorare l’allenamento dal punto di vista della continuità, evitando l’abbandono.

Quindi non vi stupite quando una persona arriva al traguardo con il sorriso come se avesse vinto la Coppa del Mondo; quella persona non è arrivata ultima in una gara di 10.000 persone, ma è arrivata prima davanti a tanti sedentari che non hanno avuto il coraggio di continuare ad allenarsi.

Non esiste allenamento continuativo senza gare; se non si compete con se stessi e con gli altri si abbandona l’allenamento.

 

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