Molti atleti scoprono con New York e la sua Maratona altri modi di vivere e cominciano a conoscersi meglio. Lungo la Blue Line di New York non trovi solo il percorso migliore per l’arrivo, ma puoi  trovare anche una strada nuova per vivere la tua vita.

 

Mancano poche ore al via della Maratona di New York e ancora meno alla Maratona del Barocco a Lecce, in Italia. Due eventi sportivi lontani migliaia di Km, ma che emotivamente sono vicini, vicinissimi. Ho atleti in entrambe le manifestazioni e le cose che uniscono tutti sono i sacrifici fatti durante gli allenamenti e la voglia di arrivare al traguardo. Unica benzina, la grande Passione.

Ed ora, chiuso nella camera dell’hotel, penso alle cose che ho detto ieri nel Briefing Tecnico prima della Maratona di New York, nella sala dell’YMCA West Side (NY). Nel farlo pensavo anche agli atleti che erano a Lecce.

La prima parte, quella della preparazione della sera prima della gara, è uguale per tutti. Sul letto, prima di dormire, devi avere l’abbigliamento gara, il pettorale ben sistemato, l’orologio, gli integratori e tutto quello che ti serve per la Maratona.

Bisogna andare a letto sapendo di aver rispettato in tutto la lista delle cose da portare, niente deve essere fatto la mattina dell’evento, se non vestirsi ed andare in gara. È importante diminuire al minimo le operazioni da svolgere la mattina, proprio per evitare tensioni o ansie inutili.

L’ansia è la nemica numero uno di tutte le prestazioni e la Maratona diventa sempre di più una guerra tra quello che il corpo può dare e quello che la nostra mente chiede. Per mesi la domanda ricorrente è stata: “In quanto tempo pensi di chiuderla?”

Le risposte sono le più disparate ma il denominatore comune che distingue gli atleti professionisti dagli amatori è che la maggior parte dei professionisti calcola un tempo virtuale in base ai suoi allenamenti ed al percorso, l’amatore – in genere – pensa solo agli allenamenti fatti, ai tempi medi e non al percorso.

La Maratona di New York ha un percorso molto particolare ed io direi ostico e di sicuro non è la Maratona dove cercare il miglior tempo. Sarebbe stupendo creare nella nostra immaginazione il miglior percorso della Maratona, cioè quello più lineare, che in queste distanze e nelle gare più importanti è segnato da una linea blu per terra.

È la linea tracciata dai commissari di gara per l’omologazione della gara ed è quella che se percorsa perfettamente ti consente di avere al termine la misura precisa della Maratona. Purtroppo non possiamo realizzare il percorso come se fosse tutto lineare, ma se riusciamo a capire prima le difficoltà, riusciamo ad affrontarlo meglio.

Se posso dare un consiglio: le Maratone, specie quella di New York,vanno affrontate in maniera progressiva anticipando di volta in volta le problematiche.

A New York, seguendo immaginariamente la nostra Blue Line,bisogna partire piano, obbligatoriamente, perché la prima salita è immediata.

Il totale dei dislivelli di New York è di circa 240 m., ma per la maggior parte sono ponti, quindi gli strappi in salita sono brevi ed intensi. Partiamo subito con il Ponte di Verrazzano, lunghezza 1,5 km. È subito ostico con 50 m. di dislivello in salita e 65 in discesa, con una trappola non indifferente.

La maggior parte delle volte il vento arriva alle spalle, agevola molto l’impegno degli atleti in discesa e fa fare esattamente il contrario di quello consigliato prima, cioè fa partire molto veloce.

Appena finito il Ponte di Verrazzano si entra nel quartiere di Brooklyn, area popolare di New York, dove si è accolti subito dal boato della gente e dal tifo quasi da stadio. Il percorso qui è molto tranquillo ed essendo all’inizio bisogna tenere solo un ritmo medio, senza forzare.

Dopo Brooklyn entriamo nel Queens. 

Bisogna quindi fare attenzione ad un altro Ponte molto sottovalutato, tra il 13 e 14 miglio, il Polansky. La sua lunghezza inganna, perché i nemici peggiori sono la forte pendenza e soprattutto il vento che viene trasverso dal mare. Il Ponte è totalmente scoperto e senza nessun riparo, quindi bisogna fare attenzione a non prendere colpi di freddo.

Ben più duro è il Queensboro Bridge, al 15 miglio, ma almeno è coperto. La sua difficoltà sta nel fatto che arriva dopo aver completato già mezza gara, perché sale continuamente per 1,2 km, circa del 3 %, e non potendo essere circondato da tifosi, è uno dei pochi punti, insieme al quartiere Ebraico, in cui il tifo non si riesce a sentire. Essendo un Ponte chiuso, l’effetto cassa acustica è notevole ed unica cosa che si sente è il respiro affannato dei maratoneti, il tutto rende ancora più difficile il ponte.

Subito dopo si respira per pochi minuti: si segue la linea blue che prende una traiettoria in discesa, molto veloce, che porta tutti nella First Avenue, e siamo dentro Manhattan. La strada sembra semplice, ma è un continuo sali e scendi interminabile, sono solo 5 km, ma sembrano 50. Qui, come per il primo tratto, non bisogna cambiare ritmo, ma essere regolari, perché la gente ti porta a spingere e la strada sempre dritta ti porta a pensare di essere quasi arrivato, ma ancora siamo al 17 miglio.

Fino al 23 miglio, i saliscendi saranno regolari e gestibili, basta riuscire a sentire quanta energia si ha nelle gambe. Le ultime 3 miglia cominciano verso il Central Park dove si entra per il 24 miglio e si esce dopo il 25esimo. Qui le salite hanno dislivelli del 3%, che messe a fine gara sembrano del 6 %, ma bisogna tenere duro ed arrivare al Columbus Circle. Qui si rientra in Central Park per gli ultimi metri della Maratona. Persino gli ultimi 200 m arrivano dopo un piccolo dislivello, ma a quel punto il sorriso prende il sopravvento sulla fatica e si corre verso l’arrivo.

Come descritto, la Maratona è impegnativa, tanto da definirla una delle più dure, oltre che la più affascinante e conosciuta, ma preparando il percorso nei giorni precedenti la gara, la strada che noi percorriamo sembra più familiare e meno faticosa. Conoscere le difficoltà ci aiuta nella gestione delle risorse.

New York è una Maratona che va vissuta con il cuore, con il corpo e con la mente, perché la città dona a chi partecipa alla gara tifo, accoglienza, passione.

Maratona di New York – 6 novembre 2016

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