Nel corso di una gara o di un allenamento è necessario che il corpo dell’atleta sia molto equilibrato dal punto di vista posturale per ridurre al minimo il dispendio di energie. Con lo stretching si allungano i muscoli e diminuisce il rischio di infortuni.

 

Per il raggiungimento di elevati obiettivi agonistici non si può non valutare il corretto bilanciamento della postura dell’atleta.

Partiamo dal presupposto che il corpo in equilibrio da un punto vista posturale obbedisce ad una regola fondamentale che è quella della ricerca del maggiore confort con il minor dispendio di energie.

Un corpo non in equilibrio, invece, pur compiendo ugualmente lo sforzo fisico richiesto, attiva tutta una serie di “compensi” che trasferiscono il carico di lavoro su altre parti del corpo sovraccaricando tutto il sistema in maniera eccessiva, perché la sua priorità diventa l’assenza del dolore a scapito del confort e del dispendio energetico.

L’agonista che non ascolta i messaggi del suo corpo come l’eccessivo affaticamento, ripetuti infortuni, tempi di recupero lunghi, calo di prestazioni, porta il corpo a creare danni a volte irreparabili dovuti all’eccessivo lavoro sia dei muscoli interessati dal gesto atletico, sia di tutti gli altri che sono reclutati per supportare l’assetto posturale sbilanciato.

In più, c’è da considerare che qualsiasi gesto sportivo, anche se compiuto con una tecnica impeccabile e in assetto posturale bilanciato, crea delle “retrazioni” muscolari che diventano vere e proprie “zavorre”, per cui la prestazione tende, nel tempo, a calare fino ad procurare l’infortunio vero e proprio.

In pratica accade che, a causa del ripetersi dello stesso gesto atletico, il muscolo tende ad accorciarsi, riducendo la sua lunghezza massima originaria e predisponendosi ai traumi derivanti dalla eventuale richiesta aggiuntiva del corpo di movimenti “non usuali” o accidentali.

Ed è per questo che un ruolo fondamentale nel ritrovare il fisiologico allungamento muscolare e corretto assetto posturale è dato dallo stretching.

Una tecnica particolarmente efficace che mira al riassetto generale delle tensioni muscolari è lo “stretching globale”, che nasce dall’obiettivo di allungare le catene muscolari, rispettando le curve fisiologiche del corpo ed evitando i “compensi”.

Essendo i muscoli collegati fra loro mediante il tessuto connettivo, per poter essere allungati correttamente ed efficacemente, hanno bisogno di essere messi in tensione contemporaneamente con i giusti tempi e modalità, evitando i “compensi” che il sistema compie per “sfuggire” allo stress che ne deriva dalla tensione globale attivata.

Ovviamente lo stretching globale è una metodica di “ripristino” dell’equilibrio perso che risulta utile e necessaria ma può non essere sufficiente in caso di deficit posturale nascente da qualche recettore non in equilibrio.

I sistemi, nello specifico, che condizionano l’assetto posturale della persona sono: vestibolare, visivo, uditivo, podalico, oculomotorio, stomatognatico.

Pertanto, nessuna scarpa tecnica di altissimo livello potrà mai evitare infortuni al podista che ha un problema rilevante su uno dei recettori: in questo caso bisognerà riequilibrare il recettore fonte di stress, al fine di permettere alla scarpa di adempiere pienamente allo scopo per cui è stata costruita.

Altri due elementi non di minor importanza da considerare e valutare, per il riequilibrio globale della persona, sono l’aspetto emozionale e quello metabolico (alimentazione, idratazione, intolleranze, ecc.).

Come si evince da quanto detto l’uomo è una macchina complicata che nel bene e nel male riesce a compiere l’obiettivo che è chiamata a raggiungere.

Un agonista, più di chiunque altro, chiede sempre al suo corpo di superare i suoi limiti, per cui, se messo nella condizione migliore di lavoro, può sicuramente raggiungere il suo obiettivo massimo, facendo “girare” al meglio il suo motore evitando gli infortuni, o quanto meno limitandone l’entità.

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